Curiosità

I nomi del Kashmir

Vi sono numerosi modi per chiamare la fibra tesile più morbida, calda, setosa e pregiata al mondo, proveniente da pettinatura eseguita a mano, del pelo di una particolare capra originaria della omonima regione indiana; parliamo del KASHMIR, corretta denominazione italiana della fibra in questione. Ma essa viene anche detta: cashmere, kakemir o, più raramente, anche cachemire, cachemere, kashmere.

I paesi di provenienza, al giorno d'oggi, non sono più le regioni del Kashmir indiano ma, Cina, Iran, Mongolia (la qualità più pregiata), Tibet, e Afghanistan. La peluria dell'animale, quella dello strato inferiore, soffice e lanoso, dal quale si ricava la fibra pregiata è detto duvet o sottovello e ha un'eccezionale potere termo-regolatore rispetto all'ambiente esterno, in modo da proteggere il corpo sia dalle alte che dalle basse temperature, per questo è considerata, nonostante possa sembrare strano, anche una fibra estiva. Mentre, i peli rigidi e ruvidi provenienti dal mantello esterno sono chiamati giarre, che non vengono impiegati per la produzione del pregiato filato ma, utilizzata per produzioni più dozzinali quali coperte, tappeti, cordami, tendaggi, etc...

Ecco alcune denominazioni, in base ai diversi paesi che la commercializzano:

  • in Italia, kashmir
  • in Olanda, kasjmier
  • in Germania, kaschmir
  • in Inghilterra e negli USA, cashmere
  • in Francia, cachemire.

Storie di Kashmir

Per fare un maglione di kashmir ci vogliono 12 km di filo, con uno spessore cinque volte inferiore a quello di un capello. Per ottenere tanto filato bisogna pettinare, e non tosare, la parte inferiore di una pecora per tre anni. Sarà per questo, per l'accurata lavorazione, per il risultato morbidizzimo e caldissimo, o per la consapevolezza di possedere un capo di lusso, che il kashmir è diventato uno status symbol. Non si tratta certo di una novità. E' dagli anni '70 che la moda impone all'elite di indossare maglioncini a "V", giacche, e cappotti, di questa lana particolare.

Da allora la tendenza non è mai cambiata ma, si è addirittura estesa. Dalla moda delle Pashmine, che dovrebbero passare attraverso un anello, ai twin set e ai pullover, ce n'è di tutti i colori, fogge e qualità. Che siano a due, a quattro, o a otto fili, scaldarsi col kashmir riempie di piacere ed orgoglio. Le origini di questa fibra sono nobili, se non addiruttra mitologiche. Si pensi ad esempio al leggendario "Vello d'Oro" o al "Manto del Re", che suscita da sempre un fascino ineguagliabile per chi, alla ricerca del gusto e dello stile classico raffinato, ama indossare il calore e la morbidezza di una fibra naturale che viene da lontano. Infatti i primi ad usarla sono stati gli Indiani della regione del Kashmir nel XVII secolo. Era usata come prezioso ornamento di sciarpe e scialli. Era ottenuta da capre allevate in diverse regioni dell'Asia, anche se la più pregiata è quella proveniente dalla Mongolia. Grazie alla Compagnia delle Indie nel settecento arriva in Inghilterra, per poi diffondersi rapidamente in Francia e nel resto dell'Europa. Così, secolo dopo secolo, le tecniche per lavorarla si affinarono. Oggi, che la creatività degli stilisti non pone limiti alla fantasia, ai classici capi d'abbigliamento, si aggiungono i complementi d'arredo e gli accessori: dalle pantofole alle coperte, dai pupazzi alle calze.